Vicenza. El Coq passa il testimone ma Lorenzo Cogo ha scritto una favola

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L’ avventura di Lorenzo Cogo nel cuore di Vicenza si è conclusa.

Dopo giorni di smentite e conferme poche ore fa è arrivata l’ ufficialità della notizia: Lorenzo Cogo ha dato le dimissioni come amministratore del ristorante stellato El Coq e al suo posto arriverà Matteo Grandi, giovane chef del “Degusto” a San Bonifacio, nel veronese.

Ma facciamo un paso indietro per ricomporre i pezzi del puzzle.

Lorenzo Cogo fa parte della generazione di cuochi trentenni che hanno assimilato tecniche di cucina internazionali e che hanno contribuito a rinnovare la cucina italiana che, pur vantando una tradizione secolare, declinata nelle tante regionalità, aveva sicuramente bisogno di mettersi alla pari con altre correnti estere.

Lorenzo Cogo

Dopo una serie di importanti esperienze in giro per il mondo passando dal “Vue de Mond” di Shannon Bennet a Melbourne al “Marque Restaurant” di Sidney al  “The Fat Duck” Heston Blumenthal fino ad arrivare da  Victor Arguinzoniz e René Redzepi, senza dimenticare una felice parentesi in Giappone, Cogo decide di tornare in Italia , nella provincia vicentina da cui era partito, per realizzare il proprio sogno imprenditoriale e un’ idea di cucina che in pochi anni ha influenzato tanti altri giovani cuochi ambiziosi che da lui sono arrivati come stagisti per uscire professionisti finiti.

La fermentazione e la tecnica delle braci sono state le caratteristiche della cucina che a meno di 30 anni ha fatto salire Cogo nell’ Olimpo degli chef stellati, offrendogli i migliori elogi della stampa specializzata.

Gnocchetto di barbabietola, gorgonzola, mirtilli rossi e aringa affumicata

Dopo una prima esperienza nella sua Marano Vicentino con il ristorante El Coq, Lorenzo Cogo era arrivato quattro anni fa in Piazza dei Signori a Vicenza con un  progetto ambizioso: da un lato il bistrot Garibaldi aperto dalla colazione al dopocena, da un lato il ristorante stellato El Coq, che occupa il primo piano nello stesso edificio del Caffè Garibaldi.

Sono seguiti anni di successi che avevano acceso anche un faro su Vicenza, la città di Palladio dalle architetture uniche, ma che aveva bisogno anche di un incentivo gastronomico importante che richiamasse i gourmande e un turismo di livello.

Puntarelle al bergamotto alla brace

Eravamo stati a conoscere Lorenzo Cogo proprio a febbraio, pochi giorni prima dello scoppio dell’ epidemia e avevamo trovato lo chef e il suo gruppo indaffaratissimi: Caffè Garibaldi, con i suoi interni moderni e la bellissima veranda fiorita  lavorava molto bene, mentre El Coq brillava di bellezza grazie ad una recente rivisitazione che ne aveva fatto quasi un’ opera d’ arte ispirata alle atmosfere da Sol Levante.

Sicuramente la proposta del ristorante stellato poteva lasciare un po’ spiazzato e incerto l’ avventore: un menù totalmente al buio, affidandosi completamente alle mani e all’ estro dello chef, che poteva essere osservato all’ opera grazie alla cucina a vista. Forse un’ idea troppo spinta per una città ancora incerta se rimanere nella sicurezza della provincialità o mettersi completamente in gioco e diventare città di arte e di gusto.

Filetto Iberico, Soncino, champignon, erbette, noci 

No, il problema non erano i soldi chiesti per i tre menù –rispettivamente 80, 110, 150€- che con abbinamento vini potevano diventare anche 250 € pro capite: la città è ricca, lo stile non manca e la voglia di spendere nemmeno, basta frequentarla due giorni per capirlo.

Poi, il lockdown e la conseguente sofferenza economica che ha investito tutto il settore della ristorazione.

Poi il ritorno ad una semi-normalità che però riscrive desideri e abitudini: la bolla di incertezza che ancora ci avvolge ci spinge ad una voglia di concretezza, di conoscenza. Non scendiamo nel becero pettegolezzo: le cause e le modalità di questo “divorzio” resteranno conosciute solo ai diretti interessati ma possiamo dire con certezza che Lorenzo Cogo ha creato un luogo che faceva gola a molti.

E oggi il passaggio di consegne è ufficiale: Matteo Grandi con un nuovo socio, Giuliano Castrense, ha rilevato l’ attività e porterà la Stella Michelin da San Bonifacio al centro di Vicenza; il ristorante non si chiamerà Degusto ma porterà il nome dello chef, mentre il Caffè Garibaldi continuerà con tutta probabilità ad essere il luogo adatto dalla colazione al dopocena.

Caffè Garibaldi

Dopo la chiusura estiva e il cambio di gestione il bistrot riaprirà il 21 settembre, mentre il ristorante stellato aprirà le porte il 24. Proprio Giuliano Castrense ha rilasciato alcune dichiarazioni che lasciano presagire progetti gastronomici di qualità: oltre alla struttura del Centro di Vicenza, è previsto un cambio di corso per il ristorante di San Bonifacio che diventerà un’ osteria di qualità e sono previste anche nuove start-up del cibo nel segno della qualità.

Lorenzo Cogo invece non ha ancora dichiarato ufficialmente le proprie intenzioni ma la città di Vicenza gli deve parecchio: è stato lui a scrivere una degna favola sullo sfondo delle architetture di Palladio.

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3 Comments

  1. Dario Loison ha detto:

    Concordo che Lorenzo è un Innovatore ed ha scritto una favola che , nè sono sicuro, non finisce quì. Le doti ci sono e continuerà ad esprimersi al meglio, e penso anche presto. Arrivederci Lorenzo e Grazie per ora….

  2. Luigi Faedo ha detto:

    Non parlo del ristorante ma il caffè Garibaldi era gestito malissimo con personale scortese e incapace.
    Essere un bravo chef non porta automaticamente la stessa qualità nel personale. Ma forse lo chef era concentrato su altre cose.

  3. Nicole ha detto:

    Il Garibaldi è una struttura molto impegnativa da gestire… Lorenzo Cogo ha fatto miracoli perché oltre ad essere un bravissimo chef, è stato anche un ottimo manager. A moltissime persone mancherà la sua presenza.

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