Bologna. Presentato il 2° Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo. Nuove geografie della socialità”

Straccetti di pollo ai peperoni
Straccetti di pollo ai peperoni
27 Settembre 2026
2° Rapporto Camst-Censis "Lo spazio e il cibo. Nuove geografie della socialità"

E’ stato presentato il 7 ottobre a Bologna, presso Palazzo De’ Toschi, il 2° Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo. Nuove geografie della socialità”.
Lo studio ha per esplorato, attraverso la relazione con il cibo, alcune delle principali trasformazioni della società italiana.
Con un’indagine su un campione nazionale rappresentativo di lavoratori di età compresa tra 18 e 65 anni, che include sia dipendenti che autonomi, è stato possibile rilevare, analizzare e interpretare il giacimento di dati e informazioni fondato su punti di vista e esperienze concrete degli italiani che lavorano, utilizzandolo come base per costruire un racconto puntuale su dimensioni essenziali della società italiana del nostro tempo, ancora troppo poco indagate.
I social sono ormai parte della vita quotidiana di chi lavora: quasi 9 persone su 10 hanno un profilo e il cibo è tra i protagonisti di ciò che si condivide online.
Dal pasto veloce in smart working alla tavolata tra amici, dalla panchina di un parco alla caffetteria aziendale, gli spazi in cui il cibo prende forma e viene condiviso raccontano molto di noi, dei nostri stili di vita e dell’evoluzione della nostra cultura sociale: per questo i relatori hanno approfondito aspetti diversi della quotidianità di ciascuno di noi.

Rapporto Camst-Censis: I numeri che raccontano le nuove abitudini

Innanzitutto i numeri, che raccontano un rapporto sempre più stretto tra cibo, social e vita quotidiana. L’80,7% degli intervistati pubblica online contenuti legati ai riti quotidiani del cibo, mentre il 63,8% sceglie bar, ristoranti e locali anche in base alla loro “instagrammabilità”. Inoltre, i contenuti online incidono anche su comportamenti concreti poiché, ad esempio, l’80,5% dei lavoratori dichiara di scegliere un bar, ristorante, pub, locale in base a quanto visto o consigliato sui social.
Resta forte tra i lavoratori la convinzione che gli spazi della relazionalità pubblica sono importanti poiché per l’80,8% migliorano la vivibilità dei territori dei comuni come dei quartieri delle grandi città; per il 79,9% innalzano la qualità della vita collettiva; per il 79,5% rendono concreta una
caratteristica positiva della società italiana, la convivialità; per il 77,6% consentono l’incontro e lo scambio tra persone anche molto diverse tra loro; per il 74,2% potenziano la qualità della vita individuale; per il 62,3% rendono la società meno esposta a divisioni e violenze
La ricerca racconta anche le “delusioni” del lavoro agile: più di 5 smart worker su 10 mangiano prevalentemente da soli, mentre oltre 1 su 3 tende a saltare il pranzo o a consumarlo continuando a lavorare. E così la mensa può diventare molto più di un servizio: quasi 9 dipendenti su 10 considerano uno spazio adeguato per mangiare un segnale di attenzione dell’azienda, mentre 6 su 10 lo vedono come un possibile incentivo alla presenza.

L’intervento di Massimiliano Valerii, filosofo e Consigliere delegato del Centro studi investimenti sociali (CENSIS),si è concentrato sul tema dell’ Era Biomediatica, in cui al centro del palinsesto mediatico c’è il proprio ego, declinato attraverso i vari devices che oggi abbiamo in uso (si calcola, per ogni individuo, almeno un cellulare, un pc e un tablet/secondo cellulare) in cui ognuno è sia creatore di contenuti che fruitore di quelli altrui.
Dalla crisi economica del 2008 molti consumi si sono fermati o sono cresciuti di poco, mentre la spesa per gli smartphone è cresciuta del 724%.
Grande protagonista di tale fenomeno è il cibo: non è più solo nutrimento ma ha assunto una molteplicità di significati legati a identità, senso di appartenenza. Questa evoluzione infatti si intreccia con il ricorso di massa nel quotidiano ai social e con la costruzione della propria identità pubblica.
I dispositivi mobili diventano così una sorta di super protesi che ci permette di fare da soli moltissime cose: gestire in autonomia il conto bancario, organizzare viaggi, collegarsi a istituti ospedalieri, informarci, intrattenerci.
Tutto ciò però può creare la presunzione di sapere tutto ma sulla base nell’inesperienza e, soprattutto ci espone a fake news e truffe.

Elena Granata, docente di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, ha posto l’attenzione sui luoghi del cibo e la loro evoluzione.
Negli ultimi anni hanno chiuso circa 24 mila bar e al loro posto sono nati nuovi luoghi “a tempo”, dove la consumazione è veloce e ha cancellato il concetto tutto italiano di caffè letterario come luogo di incontro e di discussione, che nei secoli ha dato origine a movimenti letterari e opere come “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria.
C’è poi il fenomeno dell’overtourism che ha velocizzato i consumi, rendendo più distaccata l’esperienza al ristorante; per non parlare dei “filtri” applicati da alcuni imprenditori: basti pensare ai ristoranti che non accettano i bambini perché vogliono che i luoghi del cibo siano silenziosi, sterilizzati contro ogni forma di “disturbo”.
Il cibo resta però un grande vettore di relazioni ed è per questo che, soprattutto nelle città, i nuovi progetti tengono conto di quanto sia importante creare sempre nuovi spazi aggregativi e l’architettura è di grande supporto alla realizzazione di questi progetti.

«I risultati del Rapporto ci invitano a guardare al cibo come a un elemento capace di creare relazioni, generare benessere e rafforzare il senso di comunità. In una società sempre più digitale, il desiderio di condividere momenti di prossimità resta forte, nella vita privata come nei contesti di lavoro. In questo scenario, gli spazi dedicati alla pausa e alla convivialità assumono un valore nuovo: non sono semplicemente luoghi in cui consumare un pasto, ma occasioni di incontro, scambio e appartenenza. Come Camst vogliamo contribuire a questa evoluzione, mettendo la nostra esperienza al servizio delle persone e delle imprese e sviluppando modelli di ristorazione capaci di accompagnare i cambiamenti della società e dei modi di vivere il cibo», ha commentato Francesco Malaguti, presidente di Camst.

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